Memoria: quanto conta la genetica?

La memoria non è influenzata solo ed esclusivamente dall’ambiente che ci circonda e dagli stimoli che il nostro cervello riceve. Essa subisce delle influenze anche dalla genetica, ovvero dai nostri antenati.

Su www.scientificamerican.com si parla di “memoria genetica” come un insieme di abilità che il nostro cervello già possiederebbe al momento della nascita. Se questo fosse vero, pertanto, è errato il concetto che il cervello di un neonato sia una “tabula rasa” e che viene riempito con le cose che il piccolo apprende nel corso della sua vita, mentre diventerebbe giusto quello secondo il quale il cervello sarebbe una sorta di computer già programmato, con tanto di file e cartelle, in cui si troverebbe immagazzinate tutta una serie di informazioni e conoscenze che sono state tramandate dagli antenati attraverso il DNA.

E’ forse per questo motivo che si spiegano le persona innatamente brave in qualche cosa, i grandi campioni di calcio o i musicisti di un altro livello?

Potrebbe essere, non si può escludere a priori.

Il concetto di memoria genetica in realtà non è nuovo, perché ne parlava Marshall Nivenberg nel suo articolo dal titolo “Genetic Memory” pubblicato in JAMA nel 1968. Secondo Nivenberg, la trasmissione genetica porta con sé, oltre che il colore degli occhi ed altri tratti somatici, anche tutta una serie di conoscenze che possono spiegare come mai alcune persone, come gli scienziati, conoscono cose che non hanno mai appreso, oppure come alcuni riescono a mettere meglio in pratica le tecniche per memorizzare velocemente rispetto ad altri.

A supporto di questa affermazione ci sarebbe anche uno studio pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience da parte di un gruppo di scienziati facenti parte della Emory University School of Medicine di Atlanta, il quale ha messo in evidenza come le paure degli antenati potrebbero trasmettersi anche sulla progenie.

Questa scoperta, anche se è stata fatta sugli animali, potrebbe avere forti ripercussioni sul nostro modo di vivere attuale e porrebbe sotto una nuova luce il patrimonio genetico delle persone.

In pratica, gli esperti hanno addestrato dei topolini ad avere paura di un certo odore e hanno poi visto che anche i nipoti di tali roditori avevano paura dello stesso odore, benché non fossero mai stati addestrati a farlo.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *